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You've got the style it takes
Questo regista è di tutti
post pubblicato in Diario, il 27 maggio 2008
Ieri è morto Sidney Pollack, uno dei miei registi preferiti.
In particolare per The way we were.


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permalink | inviato da Dolcinganni il 27/5/2008 alle 9:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (28) | Versione per la stampa
We simply chose to forget
post pubblicato in Cinema, il 11 ottobre 2007

In barba alla mia laurea in storia del cinema, costata anni ed anni di lezioni di semiologia e visione di film russi di inizio Novecento, il mio film preferito rimane quello dei miei 15 anni, Come eravamo (The way we were) di Sidney Pollack (1973).
Metà anni Trenta, in un campus universitario statunitense. Katy Morosky (Barbra Streisand) è una ragazza ebrea militante nella Lega dei Giovani Comunisti, sciatta, bruttina, con una cesta di capelli crespi, sempre arrabbiata, sempre in prima linea contro le ingiustizie politiche e sociali. Hubble Gardner (Robert Redford) è l’esatto contrario: bellissimo, atletico, ricco, brillante, protestante. Un WASP della upper class, insomma. Se Katy è intransigente e chiusa, Hubble è invece solare, con quella scapestratezza tipica di chi sa di essere bello, ricco e intelligente. Ma non è la bellezza che colpisce Katy, bensì il talento come scrittore che Hubble dimostra di avere. Passano gli anni, e siamo a New York alla fine degli anni Quaranta. Katy lavora in una sala doppiaggio ed una sera, casualmente, incontra Hubble in un locale. Hubble è in divisa della marina, è bellissimo. E ubriaco. Katy gli offre ospitalità e fanno l’amore. E così inizia la loro storia. Hubble lascia la marina e, convinto da Katy, ricomincia a scrivere. Il suo romanzo –seguito della storia che Hubble scrisse ai tempi dell’università- ha un grande successo, tanto che i produttori di Hollywood vogliono che lui si trasferisca sulla West Coast a farne un soggetto cinematografico. Katy non vuole. Non vuole che l’arte diventi merce, non vuole cedere al ricatto del sistema. Ma Hubble la convince. Ed è l’inizio della fine. La California è la metafora del consumismo, di tutto quello che Katy detesta. Inoltre in California ci sono i vecchi amici di Hubble, quelli che deridevano Katy per le sue convinzioni. Katy soffre a stare lì, non ce la fa a rinnegare tutto. Non ce la fa a lottare da sola contro il maccartismo, contro le stupide idee liberali che stanno facendo sì che Hubble non sia più l’uomo di cui si è innamorata. Hubble la ama, ma sa che tra loro non potrà mai funzionare.
Come eravamo non è solo un film d’amore. E’ la metafora della vita, dei tempi che cambiano, degli ideali che invece di unire, dividono. E’ la storia di un grande amore, ma soprattutto di due persona così lontane e così vicine. C’è tutto: c’è la politica, la II Guerra Mondiale, Mussolini, Hitler, Stalin, il Maccartismo, la Guerra alle Streghe, Roosvelt. C’è l’intellettualismo squattrinato newyorchese contro la bella vita prezzolata californiana. E ci sono loro due: la bruttina rigida ma follemente innamorata, e il bellissimo scrittore che non riesce a non soccombere al sistema. C’è la storia della maturità di due persone, che pur amandosi non riescono a rinnegare fino in fondo le loro convinzioni e i loro stili di vita. Perché la realtà non è quella che si vede in tanti film. Non è vero che l’amore vince su tutto. E’ il sistema che, di solito -ahinoi- ha la meglio.

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